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Studiare da cuoco. Il gusto del riscatto

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ca-1000186-koch_thumb_1024x99999 Sulla carta è un istituto professionale a Milano; nella realtà, il “Greppi” a Quarto Oggiaro non si occupa solo di avviamento al lavoro, ma rappresenta un vero e proprio presidio sociale, in un quartiere popolare difficile che pure “non è il Bronx”, ci tiene a precisare subito Mario Ughetto, preside della scuola professionale che forma cuochi e meccanici. Questo di giorno, mentre in tutte le altre ore della giornata si apre al quartiere. Come? Ospitando una palestra popolare aperta tutte le sere ai ragazzi del quartiere che vogliono misurarsi con lo scherma e il Kung Fu; ma anche offrendo una volta alla settimana lezioni di musica e una sala prove per chi suona in una band. E ancora dopo le 18, spazio alla formazione professionale con corsi dedicati a chi è disoccupato. Ecco perché il “Greppi” – che secondo alcuni dati interni offre opportunità di lavoro al 40% dei suoi studenti, a tre anni dal diploma – svolge un ruolo formativo e insieme sociale. «Se ai nostri ragazzi non riusciamo a offrire una possibilità di riscatto, li ritroviamo in mezzo alla strada con “lavori” – aggiunge Ughetto – che, come dicono loro, fruttano di più». La qualità della formazione – da qui passano meccanici, cuochi, camerieri ed elettricisti – è certamente il punto di partenza ma non va trascurato quanto sia alta la sfida educativa quotidiana per gli insegnanti che fanno lezione non solo di italiano e matematica, ma che tentano di accompagnare questi ragazzi anche fuori dalle aule. «Tantissimi giovani si portano dietro altri fallimenti scolastici, vivono in famiglie disagiate – spiega il dirigente scolastico – e nel 70 per cento dei casi hanno anche difficoltà con la lingua italiana». Che non è la loro lingua madre, perché vengono catapultati in questa periferia milanese dall’Asia, dall’Africa e dall’America Latina. «Sono ragazzi che hanno un grandissimo potenziale, e non solo perché sono bilingue o trilingue, ma perché, ma perché hanno un’immensa voglia di riscatto e una volontà nel lavoro che non ha pari». E anche nel caso in cui «siamo costretti a far uscire da scuola uno dei nostri ragazzi perché non ce la fa ad arrivare alla qualifica, continuiamo a seguirlo, magari proponendogli uno stage» o anche un’attività all’interno delle tante cooperative di Quarto Oggiaro. Dalle parrocchie alle associazioni, dai progetti con il consorzio Farsi Prossimo che ha avviato l’educativa di strada nel quartiere alla sala prove gestita da Poliedro e nella quale un gruppo degli studenti del “Greppi” sta frequentando la scuola di musica con il maestro, fino allo spazio Baluardo che gestisce la palestra serale a prezzi popolari, organizzando corsi per i ragazzi della scuola e del quartiere. «In questo senso anche l’allenatore diventa un altro “ponte” per comunicare con i ragazzi e per far emergere, lontano dai banchi, le loro potenzialità inespresse». (Fonte: www.avvenire.it)